slide8.jpg

E-Mail

Modulo per l'invio di e-mail:
Email:
Oggetto:
Messaggio:
Di che colore è la neve?

5. Consigli per la lettura

L’ASCOLTO
L’ “ascolta Israele” è il richiamo costante di Dio al suo popolo, prima di ogni rivelazione. E’ dunque opportuno saper riconoscere l’ispirazione di certi scritti “profetici”. I loro autori non sono figure marginali del panorama religioso mondiale, ma Padri e Dottori della Chiesa, Santi e Maestri eminenti della Spiritualità. Di fronte ai loro scritti non possiamo che porci in atteggiamento di riverente ascolto perché il loro magistero è degno della più grande considerazione.

L’ORIGINALE
Nello studio della Mistica si sa che la parola scritta traduce in lingua una esperienza elevatissima, e le espressioni verbali usate in latino, in medionerlandese, in castigliano antico, in francese o in italiano, propongono immagini (icone), evocano un mistero il cui significato è traboccante, inesauribile.
Allora è assolutamente importante leggere i documenti letterari contenenti le testimonianze dei mistici nella lingua da essi usata. Le traduzioni presentano enormi difficoltà e sono sempre dei tradimenti dell’originale, delle “sostituzioni”: è come se noi dessimo un appuntamento a una bella ragazza e poi uscissimo quella sera con la sorella brutta.
I bravi traduttori (in verità pochissimi), sono costruttori di ponti, capaci di erigere pilastri saldi sulle sponde, più o meno distanti, dei vari idiomi e di veicolare sulla piattaforma linguistica forme grafiche, grammaticali e retoriche rispondenti il più possibile alla lingua madre. In alcuni casi si presentano ostacoli insormontabili: Eckhart, ad esempio, nella migliore traduzione in tedesco moderno (Deutsche werke) perde i due terzi della sua forza. Di Jan van Ruusbroec, dopo oltre sei secoli, non si possiede in italiano una traduzione decente, neanche delle sue Nozze spirituali, capolavoro assoluto della Spiritualità. In realtà nella nostra lingua non esistono termini atti a rendere le colorazioni, i toni, le comprensioni prodotte dalla penna del mistico brabantino. San Giovanni della Croce lamenta numerose letture distorte; e pensare che su di lui sono stati pubblicati circa cinquemila studi!
La nube della non conoscenza (The cloud of unknowing), opera inglese del XIV secolo, nelle lingue moderne acquista in alcuni punti addirittura un significato contrario a quello voluto dal suo originalissimo anonimo autore. Di esempi simili se ne potrebbero fare all’infinito. Per questo, chiunque voglia intraprendere lo studio serio delle esperienze mistiche cristiane (e non cristiane) deve procurarsi le “edizioni critiche” delle fonti, cioè le ricostruzioni delle forme originarie dei testi. Mai fidarsi di una traduzione che non sia stata sottoposta al confronto con l’originale. Ci si può divertire anche a leggere sinotticamente il maggior numero di traduzioni notando le molteplici divergenze. Ebbene, questa sfilza interminabile di deplorevoli lacune non deve abbatterci, ma anzi rafforzare in noi la volontà di svolgere un alacre lavoro al servizio della verità. La stagnazione religiosa comincia esattamente là dove s’installa la pigrizia intellettuale.

IL CONTESTO
Prima di conoscere un autore e di leggere una sua opera letteraria, così da comprenderne il quid docet (è questo il fine ultimo che ci prefiggiamo), è indispensabile inserire autore e testo nel loro contesto storico-vitale. Facciamo un esempio: chiunque volesse considerare l’autobiografia di Santa Teresa D’Avila, o un altro suo scritto, dovrebbe innanzitutto studiare la storia della Spagna, la storia della cultura spagnola fino al 1500; valutare gli influssi operati dalle personalità e dalle tendenze culturali europee sulla società iberica; i modelli di riferimento, il back-ground religioso, l’umanesimo del secolo d’oro, i conflitti e le conquiste, le correnti eretiche e le repressioni operate dall’Inquisizione, gli interessi e gli svaghi della borghesia, della nobiltà, la pietà popolare e mille altri elementi, tutti utili a raccogliere informazioni e capire quel periodo storico. Un secondo studio dovrebbe portare l’interessato ad accostare il mondo di Teresa, le fisionomie dei suoi genitori, le abitudini della famiglia e di lei in particolare. Bisognerebbe leggere i romanzi medievali di cavalleria che lei con tanta passione lesse; i testi che costituivano la biblioteca paterna e che lei prese a consultare, i libri che la accompagnarono nella vita religiosa, a cominciare dalle “Lettere di S. Girolamo“. Solo a questo punto si potrà iniziare la lettura attenta di un’opera teresiana. Certo, la vastità di una tale preparazione potrebbe spaventare e far desistere qualsiasi principiante, tuttavia è opportuno definire il modo migliore di procedere. Questo non vuol dire che un documento contenente l’esperienza mistica non possa essere avvicinato e gustato di primo acchito, senza un lungo studio introduttivo.

IL TESTO
Avere sotto mano un testo significa mettersi alla sua scuola, leggerlo, rileggerlo, superando la tentazione di appropriarsene facendolo passare attraverso le nostre griglie concettuali. Dovremmo invece rispettare il lessico specifico dell’autore, l’epoca o le fasi che ne hanno visto la formazione, il destinatario dell’opera, i generi letterari utilizzati, lo stile e il contenuto. A questo punto il testo ci parlerà, comunicandoci cose meravigliose e sempre nuove, e solo perché avremo usato un metodo “induttivo-descrittivo”.