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Di che colore è la neve?

7. Lettura comparata

Da lungo tempo serbavo dentro di me quest’ultima trattazione inerente la mistica. Non nascondo che mi appare simile ad una gigantesca montagna, altèra cima inviolata da conquistare. Sui suoi pendii mille sentieri, asperità, altipiani e pareti rocciose verticali, e vette innevate, pure, che infine assumono il chiarore latteo del cielo d’alta quota. E mi ripeto: voglio sorvolare, con le ali della fede e della ragione; la “montagna mistica”.

Sono altrettanto sicuro di poter ritenere alcuni elementi, così assiduamente presenti nella letteratura mistica mondiale, ”paradigmatici”, “costitutivi”, dell’esperienza contemplativa, “segni” indubitabili della rivelazione dell’unico Dio. Questi aspetti contraddistinguono la vera mistica e si prestano ad essere esaminati attraverso un minuzioso lavoro di comparazione operato sulle fonti cristiane e non cristiane, oggi largamente a nostra disposizione.

Pur non trascurando le molteplici esperienze mistiche contenute nei “libri sacri” della storia, per onestà confesso inevitabili lacune concernenti il vasto campo letterario-religioso dell’estremo Oriente; ammetto una limitata, molto parziale conoscenza delle correnti mistiche ebraiche; ho invece maggiore familiarità con il Sufismo e dimestichezza con la mistica cristiana. Sono semplicemente un lettore attento e ammirato dei capolavori della Spiritualità, un collezionista di testimonianze, assertore della prova “storica” dell’esistenza di Dio.

Detto questo, elencherò tre elementi, sempre connessi all’esperienza di cui parliamo:

La grazia dell’illuminazione e del fuoco interiore.
Il tema della “nuova nascita” e gli effetti della contemplazione.
Il mistero dell’Incarnazione e la divinizzazione dell’uomo, operata dalla “presenza” (o in-abitazione) di Dio. Im-pressione della grandezza infinita dell’anima umana.
Eppure devo ammettere che anche queste distinzioni sono aspetti parziali di quell’esperienza unica, indicibile, semplice, profondissima, che fanno solo i veri contemplativi.